Un coinvolgente tour tra antiche osterie, traffici di porto e vigne dimenticate.
C’è una Genova che si legge nei palazzi, e un’altra che riaffiora nei bicchieri, nelle insegne consumate dal tempo, nei nomi dei vicoli e nei racconti di chi arrivava dal mare. Questo tour conduce nel cuore del centro storico, uno dei nuclei medievali più estesi d’Europa, dove da sempre si mescolano odori, sapori, lingue e culture diverse. Qui il vino non era soltanto un piacere della tavola: era commercio, ristoro, incontro, abitudine quotidiana.
Passeggiando tra caruggi e piazzette, il percorso fa emergere una città viva e sorprendente: la Genova delle locande, delle soste dei marinai, delle contrattazioni, delle botti che arrivavano in una città attraversata da traffici terrestri e marittimi. Gli studi sulla vitivinicoltura ligure ricordano infatti che, negli ultimi secoli del Medioevo, la densità di popolazione di Genova e la presenza continua di persone di passaggio resero necessario un considerevole approvvigionamento di vino, destinato sia al commercio privato sia alla vendita nelle numerose taverne. E ancora oggi alcuni nomi del centro storico conservano la memoria di antiche locande: nell’area del Portello, per esempio, vico Testadoro e vico del Ferro rimandano proprio alle insegne di vecchie osterie.
Ma il racconto non si ferma ai vicoli. Da Genova lo sguardo sale verso le colline e verso la Val Polcevera, storica via di collegamento con l’entroterra, dove il paesaggio custodisce una vocazione agricola antica. Sotto la collina di Coronata si trovavano vigne celebri, e la tradizione locale ricorda che furono i monaci della badia di Sant’Andrea degli Erzelli a introdurre qui la vite già nel XII secolo. È in questo legame tra porto e campagna, tra pietra e vigneto, che il vino diventa una chiave perfetta per raccontare la città: non un dettaglio marginale, ma una presenza silenziosa che ha accompagnato Genova nei secoli.
Partecipare a questo tour significa allora guardare Genova da una prospettiva diversa. Non solo monumenti, ma abitudini, scambi, sapori, piccoli segni lasciati dal tempo. Un’esperienza per chi ama le storie nascoste nei dettagli, per chi cerca un contatto autentico con la città e per chi vuole scoprire come anche un calice possa diventare un modo per leggere il passato.
Curiosità:
Nel Portello, vico Testadoro e vico del Ferro devono il loro nome alle insegne di antiche locande: dettagli minuscoli, ma preziosi, che raccontano una Genova in cui il vino era sosta, incontro e memoria urbana.

