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Tra diavolo e raffiche improvvise, una delle storie popolari più suggestive del centro storico genovese.

Chi percorre salita Arcivescovado lo sa: lì il vento soffia in modo particolare. Non è una brezza qualunque. È qualcosa di improvviso, irrequieto, quasi nervoso.

Secondo una leggenda popolare, tutto ebbe inizio quando un vento diabolico a Genova prese forma in una passeggiata insolita.

Un giorno il vento camminava per la città in compagnia del diavolo. I due avanzavano chiacchierando amabilmente tra i vicoli, finché giunsero proprio all’altezza della salita. Il diavolo, dovendo sbrigare alcune faccende, entrò nel cinquecentesco Palazzo Arcivescovile e chiese al vento di attenderlo all’esterno.

Il vento obbedì.

Rimase lì, fermo ai piedi del palazzo, aspettando il suo compare.

L’attesa che non finisce mai

Il tempo passava, ma il diavolo non scendeva. In qualche modo si sistemò all’interno del palazzo e non ne uscì mai più.

Il vento, lasciato solo, iniziò a spazientirsi. Prima un passo avanti, poi uno indietro. Una folata più forte, poi un ritorno improvviso. L’attesa si trasformò in inquietudine.

Da allora, racconta la tradizione, il vento continua a cercare il diavolo lungo salita Arcivescovado, muovendosi nervosamente su e giù, come se non si rassegnasse a quell’abbandono.

Ecco perché ancora oggi, in quel tratto di Genova, soffia un vento diverso. Un vento che sembra avere memoria, che pare animato da un’irrequietezza antica.

Così un vento diabolico a Genova non è soltanto un modo di dire, ma una piccola leggenda urbana che intreccia fantasia e geografia.

Perché a Genova anche le correnti d’aria possono avere una storia da raccontare.

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