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Il diario di un nobile sivigliano descrive una città affascinante e donne sorprendentemente libere nella Genova del Cinquecento.
Nel 1519 Fadrique Enriquez de Ribera, tra i più illustri nobili di Siviglia, decide improvvisamente di partire in pellegrinaggio verso Gerusalemme. Durante il viaggio annota con precisione impressioni e curiosità. Al ritorno, passando per l’Italia, si ferma a Genova.
La descrive come una “ciudad muy hermosa por de fuera”, una città bellissima a vedersi, con case solide e importanti. Le strade, però, sono “angustas”, strette, e gli edifici talmente alti che al livello della strada il sole arriva a fatica.
Abituato al cielo limpido dell’Andalusia, Fadrique rimane colpito dall’architettura severa e verticale della città. Era giunto a Genova con intenzioni molto concrete: desiderava accordarsi con i celebri scultori locali per la realizzazione delle tombe di famiglia.
Eppure non sono le opere d’arte né i palazzi a lasciare in lui il ricordo più vivido.
È il carattere delle donne genovesi.
Le donne più libere d’Italia
Nel suo diario, Fadrique annota osservazioni sorprendenti. Le genovesi, scrive, sono “le più libere d’Italia”. Passeggiano per strada parlando con chi desiderano, senza curarsi troppo dell’opinione dei mariti. Restano fuori fino all’una o alle due di notte.
Quando cavalcano, lo fanno da sole oppure accompagnate da un’anziana serva che le segue su una sedia sistemata sul dorso di un mulo. Un’immagine che, agli occhi di un aristocratico spagnolo del Cinquecento, doveva apparire quantomeno insolita.
Le donne spendono molto in abiti eleganti, e i mariti provvedono ai loro desideri. Un quadro che restituisce l’idea di una società urbana dinamica, in cui la presenza femminile nello spazio pubblico è evidente e riconosciuta.
Non è dunque un caso che, un secolo prima, Enea Silvio Piccolomini avesse definito Genova il “paradiso delle donne”.
Il diario di Fadrique sembra confermarlo.
Così il Paradiso delle donne a Genova nel 1519 non è soltanto un’espressione suggestiva, ma il riflesso di una percezione diffusa: quella di una città dove le donne godevano di una libertà e di una visibilità che altrove apparivano sorprendenti.
Un dettaglio che aggiunge un ulteriore tassello alla complessa identità della Superba.

