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Prima degli orologi moderni, la città era divisa in dodici segmenti come un quadrante: un antico sistema di orientamento ancora oggi avvolto nel mistero.

Oggi per indicarci un indirizzo usiamo numeri civici e nomi di vie. Ma a che ora abiti a Genova nel Duecento avrebbe potuto essere una domanda perfettamente sensata.

Nella Genova medievale, per individuare una località si faceva riferimento alla contrata o al carrubeus. Tuttavia gli archivi hanno conservato tracce di un’antichissima ripartizione territoriale duodecimale che suddivideva la città in dodici segmenti, più o meno corrispondenti alle “ore” di un quadrante.

Non era altro che una raffinata evoluzione dei quattro quadranti e dell’incrocio tra Cardo e Decumano tipici dell’urbanistica romana. Un sistema che potremmo definire a coordinate “polari”, sorprendentemente moderno nella sua logica.

La particolarità è evidente: nel Duecento gli orologi così come li conosciamo oggi non esistevano ancora. Eppure la città veniva descritta come se fosse inscritta in un grande quadrante.

Le testimonianze sono poche, non più di una ventina, e riguardano per lo più edifici ecclesiastici, ma anche civili. Un documento del 1230 riporta, ad esempio, la dicitura “In ora Clape Olei”.

L’ombilicus scomparso

Questo sistema presupponeva l’esistenza di un punto centrale, un “umbilicus” universalmente riconosciuto, da cui partiva la suddivisione in dodici “ore”. Ma quale fosse questo centro resta un mistero.

Forse la cattedrale di San Lorenzo. Forse un altro luogo simbolico. O forse si trattava di una reminiscenza di un uso bizantino ormai slegato dalla realtà urbana concreta.

Dopo il 1266 non si trovano più tracce di questa ripartizione. Non è un dettaglio secondario. Pochi anni prima, Guglielmo Boccanegra aveva tentato di creare un vero punto focale con il grande palazzo sulla Ripa. Un gesto politico e simbolico forte.

La risposta della città fu drastica: Boccanegra venne esiliato.

Forse non è un caso che a Genova l’idea di un centro unico, di un “ombelico” attorno a cui organizzare il potere e lo spazio urbano, non abbia mai trovato terreno fertile.

Così la domanda resta sospesa: a che ora abiti a Genova nel Duecento?

Un modo curioso di orientarsi, che racconta una città complessa, stratificata e forse già allora poco incline a riconoscere un solo punto di riferimento.

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