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Quando sopra Via Assarotti pascolavano le mucche del senatore Acquarone e la nuova funicolare cambiava il modo di vivere la città.

Nella seconda metà dell’Ottocento, prima dell’apertura della Circonvallazione a Monte, salire lungo le creuze che conducevano a Sant’Anna significava lasciare gradualmente la città per ritrovarsi in un paesaggio quasi rurale.

A pochi minuti dal centro, tra mattonate e salite, si aprivano spazi verdi e silenziosi. Proprio lì, alla fine del XIX secolo, il senatore Acquarone possedeva un allevamento di mucche da latte. Gli animali pascolavano nel vasto parco che circondava la sua residenza, offrendo un’immagine sorprendente per chi era abituato ai vicoli affollati del centro storico.

Il latte prodotto veniva venduto poco più in basso, nella caratteristica “vaccheria”. Era un punto di riferimento quotidiano: serve e fantesche provenienti da tutta la città salivano fin lì per rifornirsi. La qualità del latte era rinomata, ma non era l’unica ragione per cui la zona iniziò ad attirare l’attenzione.

La funicolare che cambiò Sant’Anna

Con il tempo, le famiglie della buona borghesia genovese cominciarono a guardare con interesse a quell’area ancora poco urbanizzata. Trasferirsi a Sant’Anna significava vivere in una zona più ariosa, lontana dal traffico e dal rumore, senza rinunciare alla comodità del centro.

Proprio accanto alla vaccheria si trovava infatti la fermata della funicolare di Sant’Anna, inaugurata nel 1891. Grazie a un ingegnoso sistema di contrappesi azionato ad acqua, consentiva di raggiungere rapidamente il cuore della città. Niente più lunghe discese in calesse da Via Assarotti, né faticose salite su ripide mattonate.

Fu questa combinazione – natura e innovazione – a trasformare definitivamente la zona. Le mucche del senatore continuarono a pascolare ancora per qualche tempo, ma intorno a loro la città stava cambiando.

La storia di tra mucche e funicolari a Genova nell’Ottocento racconta proprio questo passaggio: da paesaggio agreste a quartiere residenziale, da silenzio rurale a nuova idea di modernità urbana.

Sant’Anna divenne così il simbolo di una Genova capace di crescere senza perdere il legame con il proprio territorio, dove progresso e vita quotidiana si incontravano a pochi passi dal centro.

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