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Dal tunnel nelle condotte fognarie alle cassette di sicurezza manomesse, il furto che trasformò Genova in un perfetto scenario da film.
Genova avrebbe potuto diventare il set perfetto di un film noir. L’atmosfera c’era tutta: festività natalizie, cunicoli sotterranei, cassette di sicurezza forzate e una banda organizzata.
È il pomeriggio del 27 dicembre 1924 quando, alla riapertura dopo la breve chiusura natalizia, gli impiegati della Banca Commerciale di Piazza Banchi riprendono le normali operazioni.
Qualcosa però non torna.
Uno di loro si accorge che qualcuno è riuscito a entrare nella sala delle cassette di sicurezza. Una ventina, su tremila, risultano manomesse.
L’ingresso non è avvenuto dalla porta. I ladri sono passati dal basso.
Hanno scavato un foro nel pavimento partendo dalla vicina condotta fognaria, perforando perfino una lamiera di oltre un centimetro di spessore. Un lavoro lungo, complesso e inevitabilmente rumoroso, reso possibile soltanto dal silenzio del ponte natalizio.
La stampa battezza il gruppo con un nome destinato a restare: la “banda delle fogne.
Un errore fatale nei cunicoli
Nonostante la meticolosa preparazione, il colpo perfetto si inceppa per un dettaglio quasi banale.
La polizia, perlustrando i cunicoli sotterranei sotto Piazza Banchi, rinviene parte dell’attrezzatura utilizzata per il furto. Strumenti troppo specifici per non lasciare traccia.
Basta una rapida indagine nei negozi della zona per risalire a Eugenio Porchetto e a due complici. Gli acquisti sospetti conducono rapidamente agli arresti.
Il film giallo si chiude prima ancora di diventare leggenda.
Ma la storia non finisce lì.
Trent’anni dopo, la notte di Natale del 1955, Porchetto tenta un colpo identico nella filiale di Ovada della Banca di Novara. Anche in quel caso sceglie il periodo festivo, confidando nella minore sorveglianza.
E anche in quell’occasione viene tradito dagli attrezzi maldestramente nascosti dopo il furto.
Così la banda delle fogne a Genova nel 1924 rimane uno degli episodi più curiosi della cronaca cittadina: un piano ingegnoso, quasi cinematografico, rovinato da una dimenticanza.
Perché, in fondo, il lupo perde il pelo, ma non il vizio.

